Dec 29 2008

desde youtube: happy new year con abba


Dec 16 2008

louis armstrong & danny kaye · when the saints

Un poco de música para alegrar la vida, y que mejor que el maestro Louis Armstrong acomapañado de Danny Kaye


Dec 9 2008

la música en el cine

Ya en un artículo previo hablabamos de John Williams y mostraba un video de tributo, pues bien, en esta ocasión comparto con ustedes un video donde durante la entrega del Premio Oscar del 2002, el mismo director dirige una orquesta haciendo homenaje a todos los grandes compositores del cine, incluido él, simplemente que lo disfruten:


Nov 21 2008

el vaticano exonera a the beatles

Con motivo de los 40 años del lanzamiento del álbum “White Album” (Álbum Blanco), el Vaticano, através de su diario: L’Osservatore Romano, “asolvió” el día de hoy a los Beatles en un largo artículo que resumo a continuación y que copio al final, inicando en tono indulgente en cuanto a la declaración de John Lennon en que dijo “Los Beatles somos más famosos que Jesucristo” y que valió duras condenas en todo el mundo. al que se refiere el diario Vaticano como: “Fue una frase que suscitó profunda indignación pero que hoy en día suena más a una mofa de un joven de la clase obrera inglesa abrumado por el éxito”.

El artículo de la Santa Sede califica al Album Blanco “utopía musical, donde se encuentra todo y el contrario de todo” a lo que agrega: “Era un conjunto de canciones tal vez discutible pero revelador de toda una época”.

El “verdadero talento” de los Beatles “residía en su capacidad sin igual de componer canciones populares con ligereza eufórica, un verdadero sello de fábrica”, recalca. “Actualmente los productos discográficos resultan estereotipados, muy lejanos de la creatividad de los Beatles”, lamenta el periódico papal.

La rivoluzione bianca
della banda dei quattro

di Giuseppe Fiorentino e Gaetano Vallini

“I Beatles sono più famosi di Gesù Cristo”:  la frase pronunciata da John Lennon, che suscitò profonda indignazione soprattutto negli Stati Uniti, dopo tanti anni suona solo come la “spacconata” di un giovanottone della working class inglese alle prese con un inatteso successo, dopo essere cresciuto nel mito di Elvis e del rock’n'roll. Eppure al talento di Lennon e degli altri tre Beatles si devono alcune delle migliori pagine della musica leggera moderna. Solo canzonette, diranno i detrattori non senza una punta di snobismo. Tutto vero. Nessuno può pensare ai Beatles come a dei geni assoluti della composizione e neppure, in fondo, come a dei virtuosi dei rispettivi strumenti. Ma resta il fatto che dopo 38 anni dallo scioglimento, le canzoni con il marchio Lennon-McCartney, hanno mostrato una straordinaria resistenza all’usura del tempo, divenendo fonte di ispirazione per più di una generazione di musicisti pop.
Esattamente 40 anni fa, il 22 novembre 1968, i Beatles pubblicavano una pietra miliare e non solo della loro discografia. Un doppio lp, senza titolo, conosciuto come The White Album, “album bianco”, dal colore della copertina che aveva inciso in rilievo solo il nome del gruppo. Nel 1968 i Beatles erano all’apice del successo, nonostante il fallimento del progetto Magical Mistery Tour. L’album Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band, con le sue musicalità psichedeliche, la ricercatezza dei suoni, aveva portato una vera e propria rivoluzione musicale e li aveva consegnati al mito. Tuttavia non sarebbe stato quello il loro vertice creativo; un vertice che avrebbero toccato paradossalmente nel momento in cui stava già divenendo insanabile la crisi interna del gruppo, che vedeva contrapposti in particolare Paul McCartney e John Lennon, con George Harrison e Ringo Starr impotenti spettatori. Di fatto i “Fab four” non esistevano più; esistevano entità separate, musicisti di talento che si presentarono in ordine sparso negli studi di Abbey Road, ognuno con i propri musicisti a supporto. Eppure fu in un tale scenario che il White Album si concretizzò.
Fu una vera e propria cesura con il passato. Chi si aspettava un seguito alle escursioni visionarie di Sgt Pepper’s e in parte di Magical Mistery Tour rimase deluso. I Beatles, lo si intuisce fin dal minimalismo della copertina, scelsero in qualche modo di tornare alle radici. Ma a modo loro, dando libero sfogo alla creatività e continuando a curare particolarmente le liriche, in alcuni casi ricreando atmosfere  e  nuclei narrativi. Musicalmente nell’album coesistono canzoni ispirate al rock più puro e duro, come Back In The U.S.S.R. e Helter Skelter, ballate acustiche come Blackbird o Julia, il country di Rocky Raccoon, canzonette” come Obladi Oblada, pretenziose incursioni nello sperimentalismo come Revolution 9. Un disco di suggestive contaminazioni, cross over si direbbe oggi, un’utopia musicale dove si trova tutto e il contrario di tutto, in un assemblaggio forse discutibile ma rivelatore dello spirito di un’epoca:  gli anni della contestazione giovanile, in cui - tra contraddizioni, eccessi e fughe in avanti - tutto sembrava possibile e lecito; in cui i giovani si avventuravano in terreni anche artistici fino ad allora inesplorati e ricchi di prospettive.
I Beatles in questo erano privilegiati. Osannati dai fan anche se non sempre dalla critica, attenti alle trasformazioni in atto, veri e propri investigatori della scena artistica, potevano permettersi di comporre liberamente, senza i lacci imposti dall’industria discografica. Per questo avevano fondato una loro etichetta, la Apple Records, che veniva inaugurata proprio con il White Album. Opera ambiziosissima, come detto, in cui coesistevano tutte le anime del gruppo e in cui trovarono pari dignità anche le canzoni di George Harrison, in particolare While My Guitar Gently Weeps (in cui cedette l’”a solo” all’amico Eric “slowhand” Clapton) e persino di Ringo Starr. George Martin, il loro produttore e arrangiatore, aveva consigliato di pubblicare solo la metà dei brani; ma pur nella loro incompiutezza musicale, anche quelli considerati meno riusciti sono serviti a confezionare un’opera unica nel suo genere.
A quarant’anni di distanza l’ascolto di questo disco rende evidenti i cambiamenti verificatisi nella musica leggera. E non si tratta di cambiamenti sempre migliorativi. Quale disco potrebbe oggi contenere un brano onirico come Dear Prudence insieme con una canzone in stile anni Trenta come Honey Pie? Quale gruppo sarebbe oggi talmente libero da poter inserire in un cd un brano come Revolution 9? Attualmente i prodotti discografici appaiono per lo più standardizzati, stereotipati, ben lontani dalla creatività dei Beatles, che peraltro incidevano con apparecchiature tecniche rudimentali se rapportate a quelle odierne. E sebbene la tecnologia oggi venga in soccorso  -  anche troppo - del talento,  esperienze  d’ascolto come quelle  offerte  dai  Beatles  sono davvero rare.
Più orientata a sfornare modelli consumistici musicali, soprattutto a livello d’immagine, che a produrre musica vera e propria, l’industria discografica sacrifica troppo spesso fantasia e creatività. I Beatles agli inizi degli anni Sessanta si proposero come modello attraverso la loro musica, diventando solo con l’arrivo del successo personaggi da emulare. La loro rivoluzione passò prima di tutto attraverso le canzoni. Era la loro musica a essere originale ancor prima del loro abbigliamento o del loro taglio di capelli. Rappresentarono certo anche un fenomeno di costume, ma sostenuto soprattutto dal valore creativo  della  loro  produzione musicale.
Se ancora oggi, su scala planetaria, ci sono ragazzi - oltre che nostalgici ultraquarantenni - che acquistano e ascoltano i dischi dei Beatles vuol dire che, al di là delle mode del momento, resta il fascino delle loro canzoni. Di quella strana alchimia di suoni e parole  che  probabilmente  non si è più realizzata nella storia della musica leggera, nemmeno nei suoi episodi più felici.
Non che all’epoca, nel 1968 e giù di lì, i Beatles fossero amati da tutti. Molti, soprattutto negli ambienti più duri della contestazione giovanile, li consideravano troppo sdolcinati e intimistici, preferendo espressioni più ruvide o ritenute più “impegnate” del rock. Ma il tempo ha dato ragione ai quattro ragazzi di Liverpool. E mentre di molti gruppi di allora si è persa traccia, la stella dei Beatles appare ancora intramontabile. Malgrado permanga nella pubblicistica una grande sproporzione tra agiografia e analisi, è indubbio che il loro vero talento risiedeva nell’ineguagliata capacità di comporre canzoni popolari (pop) con quella sorta di euforica leggerezza che costituisce un autentico marchio di fabbrica. E il White Album, pur nella sua eclettica unicità, non sfugge a questa regola. Quarant’anni dopo resta una sorta di magico florilegio musicale:  trenta canzoni da sfogliare e ascoltare a piacimento, certi di trovarvi delle perle a tutt’oggi inarrivate.


Sep 11 2007

el sucesor de pavarotti

Ocupar el lugar de un grande es una responsabilidad enorme, aun más cuando es la misma luminaria quien te impone dicho lugar. Eso le sucedió al peruano Juan Diego Florez.

El propio tenor italiano mencionó en una nota para el País Semanal en el 20Juan Diego Florez03 que hacía mucho tiempo no había oído a nadie cantar con tanta inteligencia; pero no es sólo técia lo que tiene, es una voz bellísima y la dos cosas son lo más important, resaltaba el cantante.

Nacido en Lima, Perú en 1973, inició su carrera como cantante popular. Ingresó al Conservatorio de Lima queriendo ser cantante pop, aunque ahí sus gustos giraron hacia el bel canto. En la acutalidad es uno de los tenores ligeros más cotizados en Europa y Estado Unidos. A los 23 años abrió la temporada en la Scala. Su especialidad es Rossini, Bellini y Donizetti.

En el julio del 2003, Florez debutó en la Ciudad de México, en la Sala Nezahualcóyotl de la U.N.A.M. siendo esta la primera vez que cantara en nuestro país.

http://www.eluniversal.com.mx/notas/447397.html

http://www.dgcs.unam.mx/gacetaweb/2003/07jul03.pdf


Sep 11 2007

pavarotti a muerto…

Luciano PavarottiSi bien la nota resulta vieja, ya que el tenor originario de Modena, Italia falleció el pasado 6 de septiembre, bien vale la pena recordar un poco de su vida.

Como lo mencioné al principio, nació en Modena, Italia el 12 de Octubre de 1935, en la misma ciudad que lo vió partir el 6 de septiembre del 2007, víctima de cáncer de páncreas.

Fue hijo de un panadero y tenero aficionado, quien lo motivara a realizar estudios de canto lírico y que posteriormente ayudara a su hijo a continuar la carrera de tenor cuando joven ofreciéndole alojamiento y comida hasta los 30 años, tiempo límite para que si no lograba tener éxito debería ganarse el sustento por sí mismo. Continue reading